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Liceo viticolo di Beaune, Clos Vougeot, Bureau Interprofessionel des vins de Bourgogne. Sono solo alcune delle tappe che hanno caratterizzato il viaggio-studio in Borgogna organizzato dall’IRVOS e rivolto a produttori e tecnici del settore vitivinicolo siciliano. Cinque giornate intense, dal 17 al 22 luglio, che si sono snodate lungo i territori, o forse meglio definirli terroir, del prestigioso vino della Borgogna.

Da Beaune a Macon, un’immensa, infinita distesa di vigneti: diecimila piante per ettaro. Una produzione media di cinquantacinque ettolitri per ettaro, ovvero circa centodiecimila bottiglie. Sono i numeri della regione del vino famosa in tutto il mondo e che ancora oggi riesce a piazzare la propria produzione sul mercato internazionale a prezzi elevatissimi. Il punto di forza? La comunicazione, il lavoro di squadra e la forte identità nazionale. “Aspetti sicuramente da apprendere e portare nella nostra terra, in Sicilia”, è il commento unanime dei quaranta partecipanti, tra uomini e donne del vino siciliano, al viaggio-studio. “I nostri vini sono di altissima qualità – ha commentato l’enologo Gianni Giardina che ha guidato il gruppo assieme a Lucio Monte, responsabile dell'area tecnica scientifica dell'IRVOS – ma molto c’è ancora da imparare e da fare. Non basta fare qualità ma bisogna puntare anche a saperla trasmettere al mondo”.

Sicuramente da imitare? Il BIVB, ovvero il Bureau Interprofessionel des vins de Bourgogne: una realtà nata per promuovere e difendere i vini della Borgogna. “Una realtà – sostiene Josè Rallo della cantina Donnafugata – da importare. Siamo noi produttori a fare il nostro futuro, e come tali dobbiamo essere parte attiva”. Tra visite ai vigneti della Borgogna, alle cantine, agli incontri con i produttori francesi e attraverso le degustazioni, il viaggio-studio è risultato essere molto interessante e stimolante. Non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto ha fatto da lievito a nuove idee e nuove prospettive da applicare al mondo dei vini di Sicilia. Tra le personalità di spicco incontrate, il professore di enologia presso l’Università di Digione Bernard Hudelot: in Borgogna è considerato il “creativo” del settore, eppure la sua forza sta nei suoi vini invecchiati anche di vent’anni. “Dai trenta ai quarantotto mesi – rivela con un pizzico di orgoglio – lascio maturare i miei vini in barrique”. Suolo, clima, ambiente, genetica delle vigne, savoir faire dell’uomo, sono poi gli elementi determinanti per il vino della Borgogna.

 

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