10 Giugno 2026

SUN BELT, CANDIDATA AL RICONOSCIMENTO UNESCO

Condividiamo l’articolo pubblicato dal quotidiano francese “L’Indépendant Perpignan” di Thierry Bouldoire che ha intervistato Bernard Rouby, impegnato a portare avanti il dossier di candidatura UNESCO della antica pratica della fortificazione dei vini nella “Sun Belt”, insieme alla Spagna, alla Grecia e alla Regione Siciliana e all’Irvo in Italia.

Il riconoscimento Unesco della Fascia Mediterranea del Sole come patrimonio culturale immateriale dell’umanità coinvolge attualmente quattro grandi poli della produzione storica dei vini fortificati: Marsala per l’Italia; Jerez-Xérès-Sherry per la Spagna; Samos per la Grecia; la Confederazione dei Vins Doux Naturels della Francia Mediterranea.

L’ambita valorizzazione consentirebbe di identificare la Sun Belt come patrimonio culturale vivente, protegge e valorizza i vini dolci naturali, patrimonio viticolo unico ed eredità di un sapere ancestrale tipico dell’asse mediterraneo, frutto di saperi tramandati, identità comunitarie, relazioni storiche e antichi commerci marittimi ed evoluzioni contemporanee che abbracciano i territori del Mare Nostrum tra l’Europa mediterranea e l’Atlantico.

 

 

 

Candidati all’Unesco, i vini dolci naturali vogliono accelerare

di Thierry Bouldoire pubblicato su L’Indépendant Perpignan

Vini e patrimonio

È un appuntamento storico per i vini dolci naturali: la richiesta di inserimento nel patrimonio immateriale dell’Unesco. Il dossier è portato avanti da diversi Paesi dell’area mediterranea. In Francia, un’accelerazione sarebbe auspicabile.

No, i vini dolci naturali non sono condannati. Puntano sul loro particolare savoir-faire — un metodo di elaborazione unico — e su un patrimonio culturale storico legato al Mediterraneo per sensibilizzare l’Unesco alla loro causa. Con un doppio obiettivo: preservare questo patrimonio e rafforzarne l’immagine. Per farlo, si sono uniti a un’iniziativa dedicata ai vini “fortificati”, per riassumere quei vini ai quali viene aggiunto alcol durante la lavorazione.

Associati al Marsala siciliano, al Moscato di Samos greco, allo Jerez andaluso e al Porto, i VDN francesi, tra cui naturalmente quelli catalani, hanno presentato ufficialmente la candidatura nel gennaio 2025. A un anno di distanza, il processo va avanti, soprattutto in Italia e in Spagna, ma in Francia fatica a decollare.

«Questa richiesta di inserimento nel patrimonio immateriale dell’Unesco è un appuntamento essenziale. Il mercato dei VDN è fragile, ha bisogno di un’accelerazione», sostiene Bernard Rouby.

Il presidente della Confederazione nazionale dei VDN, vignaiolo a Maury, insiste: «Siamo nella fase di costituzione del nostro dossier. Il nostro interlocutore è il Ministero della Cultura, attraverso le DRAC, le Direzioni regionali degli affari culturali. Speriamo nel loro sostegno e nel loro ascolto, in particolare nella ricerca di esperti storici e ambientali».

Forte di 250 lettere di consenso — 250 sostegni da parte di eletti, istituti di formazione, sindacati del settore, enologi, vignaioli, commercianti — l’iniziativa spera di raddoppiare questo numero entro il 2028, anno previsto per il deposito definitivo all’Unesco. È dunque il momento di cambiare marcia. Anche perché in Spagna, Grecia e Italia l’unione attorno all’iniziativa appare molto compatta.

«Un patto della Pace» attorno ai vini fortificati

«Chiaramente, questi Paesi sono più avanti di noi. La volontà politica è più marcata». Un esempio è il patto ratificato durante il salone Vinoble, organizzato a Jerez de la Frontera, patria andalusa dello Jerez, il 31 maggio 2026.

«Abbiamo firmato un patto detto della Pace, che associa tutti gli attori dei cinque Paesi. Afferma il carattere universale dei nostri vini fortificati, fattori di relazioni, dialogo e cooperazione. Una tappa simbolica importante, accompagnata dagli eletti della regione di Jerez, tra cui la sindaca», precisa Bernard Rouby.

In Francia, in 30 anni, la produzione di vini dolci naturali si è ridotta di quattro volte. I VDN sperano in una scossa grazie all’inserimento nel patrimonio immateriale dell’Unesco.

 

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